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L’alba del genio

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Essere in anticipo rispetto ai tempi ha anche il significato di essere profondamente radicati nel proprio tempo.

Questo ci dice la storia del genio.

Per il genio italico la bottega è la maniera che definisce i canoni del tempo, come nel quattrocento fiorentino.

Nella bottega nasce la visione unica e rivoluzionaria del genio; radicato e contemporaneamente in anticipo sui tempi, come le opere mature dimostreranno.

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La controprova evidente del valore della bottega si ha nelle opere giovanili dei grandi artisti, dove maggiore è lo sforzo del critico per cogliere, nei lavori della bottega, il contributo originale del genio nei suoi elementi innovativi.

La rottura dell‘innovazione geniale è un rischio sempre presente e ne è testimonianza la nascita della scuola, che dal genio prende le mosse.

A tale scuola fanno riferimento molti “compagni” della seconda e terza ora.

Questi reclamano il contributo alla definizione del nuovo canone e, a domanda, danno un’interpretazione totalizzante del proprio contributo al percorso del genio, come se non contasse il passato e non potesse esistere un futuro avulso dal proprio intervento nell’ epopea creativa.

La dolorosa scomparsa è il momento in cui il genio si storicizza.

Colui che ha accompagnato il genio e ne tesse le lodi, se ha rivestito posizioni di comando, cade fatalmente nell’ autoreferenzialità.

Sovente poi si tace dei conflitti e si glissa su accadimenti che rivelano contraddizioni e contrasti; la visione politica prevale ed il santino è confezionato.

 

A bottega con il genio.

Sviluppare le proprie inclinazioni è un leitmotiv che non conosce stagioni declinanti atteso che, pur essendo una doverosa premessa, non è un viatico sufficiente per una creatività assoluta.

Nel caso in questione posso testimoniare di primordi di una bottega che avrebbe contribuito all’ innovazione della tecnologia, del mercato e del costume, a partire della fine degli anni ottanta e per lo meno per un ventennio.

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Quel che si vuole sostenere è che possa esistere una tesi che vede la nascita di una bottega e che mostri le inclinazioni nascenti e la costruzione del genio innovatore.

Questo genio si chiama Mauro Sentinelli e l’estensore di queste note si dichiara il testimone della bottega, per esserne stato il primo e immeritato artefice e  compagno per molti lustri.

Affrontare il tema di una bottega creativa pone la questione di metodo, se sia evidente a priori sin dai primordi la sua distintività.

Lo sforzo si orienterà per questo a indicare alcuni germi, che hanno una struttura univoca: la forma creativa che definì un paradigma e ne diede una rappresentazione matematica e cartesiana.

In fondo alla bottega partecipano inizialmente un genio ed un allievo, entrambi ingegneri.

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Erano passati un paio di giorni dal mio ingresso in SIP e del mio nuovo responsabile non c’era traccia.

Dopo un iter di selezione dal mercato di qualche mese, giunto a settembre 1987 nella R&D della nuova azienda scoprii che avrei lavorato per uno sconosciuto: Mauro Sentinelli.

Passata una settimana non si era ancora presentato.

La porta del suo ufficio sempre spalancata; non avevo resistito ad una visita in punta di piedi.

Arredamento stile dirigenziale di quarta fascia, scrivania impeccabilmente sgombra, libreria a vetri con pochi esemplari di testi.

Tra questi un manuale di ebanisteria, un compendio di studi sulle malattie della colonna vertebrale e un volumetto sulle funzioni di traffico telefonico.

Incontri nei corridoi avevano confermato che MS si occupava di radio. La mia missione nel campo dei satelliti era quindi appoggiata su una base solida, ritenevo.

Si trattava di attendere: il capo era all’estero.

L’ impressione al primo incontro confermava la particolarità di una personalità eclettica, schietta e diretta nell’approccio, caratteristiche che saranno sempre presenti in terra italica come nelle esperienze internazionali.

Emergeva un carattere forte nella sua cadenza romano/toscana, frutto di due anime, la cittadinanza romana evidente e la tradizione toscana, retaggio della scelta familiare- matrimoniale, come avrei appreso.

Quasi a riprendere il filo di un discorso, senza alcuna necessità di giustificare la sua assenza, MS mi mise al corrente immediatamente del suo recente impegno a Ginevra, dove si era consolidato in un consesso internazionale un modello tecnico-economico per futuri servizi di mobilità.

Il modello teorico attendeva che ce ne se appropriasse per estrarne un significato compiuto.

Di fronte ad un foglio in formato A3, una riga, una calcolatrice e con il manuale di traffico telefonico appoggiato sulla scrivania, seduti sui due lati, entrambi alla ricerca  di significati, seppur con una consapevolezza diversa del valore, come nel rapporto tra un insegnate ed un allievo, riuscimmo in un pomeriggio a elaborare un centinaio di casi di calcolo , affatto complesso e tremendamente iterativo.

A partire da uno schema a blocchi di una catena rappresentativa di un sistema radiomobile, passando per la funzione B Erlang, tabellata nel manuale, si giungeva a ricavare le quantità: tot di canali radio, tot di centrali e tot di clienti serviti per  i diversi casi ipotizzati.

L’immersione totale, per nulla rispettosa del mio limitato bagaglio di conoscenza della teoria del traffico telefonico, mi lasciò con una grande carica, quanto mai benefica per affrontare le successive due settimane di assenza di MS, impegnato in missione all’ estero.

Il secondo incontro prese le mosse da dove ci eravamo lasciati con MS; mi accingevo a trascorrere una defatigante giornata di calcoli manuali e sicuramente MS non si mostrava prodigo di giustificazioni.

Disegnato lo schema della catena sul foglio e messi in colonna i differenti casi di calcolo, mi venne di chiedere se il personal computer che sedeva a lato di MS fosse acceso.

Alla risposta affermativa estrassi un floppy disk, che inserii e chiesto di accedere alla tastiera lanciai il mio foglio di calcolo.

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Erano passati pochi minuti ed il lavoro della giornata era svolto: ci si poteva concentrare sull’ analisi dei risultati.

Dall’inizio degli anni ’80 i big data e la modellistica al personal computer erano pane quotidiano nell’industria da cui provenivo: un analista che si rispettasse possedeva strumentazioni e talento per automatizzare task ripetitivi su grandi mole di dati.

Nella sostanza si era trattato né più né meno di sviluppare una macro con la funzione B di Erlang ed immetterla nel modello su spreadsheet.

Ricercatori avevano prodotto recentemente un affinamento del concetto di traffico sotto una copertura radiomobile; ne erano pionieri gli  scandinavi che avevano teorizzato il decadimento della densità di traffico in un’area metropolitana, Stoccolma per la precisione, secondo una funzione che vedeva il massimo del traffico al centro della città per scendere esponenzialmente verso la periferia. Al di là del riferimento geografico, la Scandinavia, la funzione stava in piedi avendo entambi, MS ed io, esperienza diretta che l’ attività lavorativa richiedesse alle persone di spostarsi verso il centro città al mattino e che al ritorno a casa in periferia ci fossero minori opportunità di sviluppare traffico.

 Il nostro modello su spreadsheet rappresentava strategie di copertura cellulare sofisticate, o settoriali enhanced come si diceva in gergo; imparai con questo che lo spettro radio veniva riutilizzato più e più volte e con ciò un sistema “robusto” poteva sostenere un grande volume di traffico/ utenti.

 Erano passati pochi mesi dal mio ingresso nella R&D e dalla mia conoscenza con MS.

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Il modello originario, sviluppato in ambito internazionale e portato da MS, era diventato “parlante”: per quanto ne sapessimo nella nostra organizzazione e tra gli altri operatori monopolisti in Europa, nessuno stava commentando a voce alta la struttura economico-finanziaria   per la pianificazione di un servizio radiomobile evoluto.

Ci appariva chiaro che i clienti, o utenti nel gergo monopolista, erano sulla carta, così come gli investimenti e gli utili; le specifiche del futuro sistema GSM erano in via di finalizzazione.

Che utilità poteva avere modellizzare business ipotetici?

Nessuno avrebbe comprato l’idea.

Se non fosse per l’attenzione che il genio poneva su una lezione evidente.

Un nuovo modo di offrire la comunicazione telefonica era perfettamente possibile, e compatibile con il modello che l’operatore monopolista aveva sviluppato in cento anni.

Sulla lavagna MS disegnò lo schema semplificato di una rete : nel nuovo modello radiomobile gli investimenti risultavano concentrati per il 75% nell’accesso.

Il rapporto era completamente rovesciato rispetto alla pratica corrente della rete fissa.

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Un mantra avrebbe scosso il mondo tecnocratico dei monopolisti.

MS ne sarebbe stato il megafono.

 

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Non si troveranno molti spunti leggeri nelle cronache dell’estate 1993.

Tutt’altro che semplice liberarsi della cappa fosca del terrorismo mafioso, piuttosto che dalla diatriba virulenta sulla fine della I Repubblica.

Nel luglio del 1993 usciva un’intervista dal titolo “ Family, una proposta per le famiglie. Un’opportunità unica in Europa”

Con la Telefonia Mobile Residenziale si è aperto in Italia un nuovo segmento di mercato che ha il pregio di avere una connotazione unica in Europa. La risposta dell’utenza , dal 17 maggio scorso, giorno di entrata in vigore del servizio, è stata molto positiva. A darci queste informazioni è Roberto Vannini, Responsabile Sviluppo Prodotti e Servizi della linea Marketing e Programmazione.

Da quali indicazioni di mercato è nata questa iniziativa?

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Con un complesso meccanismo ad incastro in quell’estate del 1993 si realizzava un disegno che aveva visto la luce nella bottega di MS.

Nel 1988 la SIP aveva lanciato il Piano Europa, da 44.000 miliardi per l’ammodernamento tecnologico. La numerizzazione delle centrali sarebbe stato il maggior risultato di lungo periodo, mentre il lancio del TACS a Italia ’90 avrebbe dato visibilità concreta al pubblico.

MS era visibilmente soddisfatto e consapevole che la chiave di successo dell’intero piano sarebbe stata nell’ immagine dei decision maker che avrebbero assistito alle partite della coppa del Mondo, con in mano un terminale di nuova generazione.

Con studiata lentezza MS fece seguito a questa affermazione e estrasse un’oggetto dal cassetto della scrivania.

Al tatto appariva come un riuscito esercizio di fine ebanisteria.

Mentre lo rigiravo tra le mani per scoprirne ogni spigolo, MS sentenziò che si trattava di un mockup di legno del prodotto principe per il lancio a Italia ’90: il Motorola Microtac.

La seconda riflessione fu che nei fatti il successo non avrebbe cambiato la logica del servizio nel portafoglio dell’operatore: servizio business di nicchia.

La domanda che ci ponemmo era come fosse possibile che la regola aurea del 75% non producesse effetti più marcati, in termini di clienti.

La lavagna si riempì rapidamente di cifre dal bilancio SIP; in un diagramma temporale vennero rappresentati tassi di crescita dell’utenza affari e residenziale di linea fissa: circa 10 e 20 milioni rispettivamente.

Appariva evidente che le curve tendevano asintoticamente ciascuna ad un medesimo valore da anni.

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Congiuntamente definimmo lo scenario come “Personal Communication”: una testa, un terminale cellulare.

Correva l’anno di grazia 1989 e la lavagna mostrava l’obiettivo per gli anni a venire.

Ci saremmo ritenuti in quel momento soddisfatti di lavorare duramente per i prossimi due lustri, perché una buona fetta del mercato personal communication si materializzasse.

Lo spazio-tempo seguiva una linea tracciata sulla lavagna con due grandezze: 50 milioni e 10 anni.

La stella di MS avrebbe brillato per illuminare la rotta.

E con falsa modestia, la bottega aveva prodotto ulteriori fonti di luce per quel cammino.