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Rio 2016 . Tudo bem ? Tudo ótimo . Graças a deus!

Rio 2016 . Tudo bem ? Tudo ótimo . Graças a deus!

 

Di domenica mattina, in questa giornata di sole che invita al riposo della spiaggia carioca, ci vuole uno sforzo sovrumano per svincolarsi dalla morsa di una lentezza di gesti atavica e felicemente ereditata, come posso costatare nel deficit di attenzione, non scusabile per la giovane età, della giornalaia di fronte al Fashion Mall .

Il brandello di perenne estate in pieno inverno suggerisce comportamenti, stimola approcci , che devono essere per forza di cose auto prescrittivi: la colpa è mia se, chiedendo quando sia uscita la rivista che ho in mano, con un titolo cubitale sulla più grande bancarotta della storia del Brasile, la tizia emerge con lentezza dal bancone circondata da scatoloni di caramelle, scatole di figurine e mi fissa come un marziano che s’interessa di letture marziane, appunto la rivista Exame.

Concordando con lei che la prima esperienza di un marziano che atterri nella cidade meravilhosa debba essere un coco gelado, approfitto del sotaque sviluppato da una permanenza ormai pluriennale per rimbalzarle quanto ascolto da uno schermo televisivo alle mie spalle .

Dopo un po’, anche se sei girato di spalle , solo sentendo , viene facile immaginare la faccia del corrispondente della rete O Globo, che sviscera dal vivo la notizia , qualsiasi contenuto specifico abbia; è un’esperienza, infatti, tutte le mattine , appena alzato , chiedermi come possa essere vero che la trasmissione Bom Dia Brasil, parli ininterrottamente delle condizioni del traffico e quanto rilevante per la tragedia giornaliera dello spostamento dei carioca; ma tutto ha un senso, in fondo i protagonisti sono i milioni che escono per affrontare ogni santo giorno lo spostamento nella grande Rio, e questo ne fa evidentemente un motivo per uno spettacolo dal vivo; alla fine devo confessare che la precarietà dei collegamenti dal vivo con i corrispondenti dalla varie parti della città aggiunge quel tanto di aleatorietà che non fa rimpiangere un quadro fisso con le velocità medie nei tratti principali a grande scorrimento; una botta di vita quando gli inconsapevoli usciti di casa si trovano impossibilitati a procedere perché’, come racconta il corrispondente dal vivo, già alle quattro della mattina   nell’ Avenida Do Brasil un TIR aveva abbattuto un pilone di una passarella pedestre; la partecipazione per i milioni chiusi nelle scatole di latta impossibilitati a muoversi, fa il paio brillantemente con l’audacia giornalistica di mostrare per quindici minuti il caos da tutte le angolazioni con dispiegamento di zoom e di elicottero.

Il giovane corrispondente – spiego alla giornalaia – dice che la delegazione australiana giunta al villaggio degli atleti si è rifiutata di prendere possesso degli appartamenti: problemi pare con energia elettrica, un sospetto di fuga di gas e una perdita negli scarichi dei bagni.

“O que voce acha a uma semana do inicio das Olimpiades ? Cada vez o mesmo problema com acabamento..”, dico esprimendomi come un marziano falante portoghese.

L’audacia linguistica non le suggerisce nulla di plausibile per uno straccio di conversazione, salvo ripetere acabamento sim, quasi un invito a prendere i quattro reais di resto della rivista e girare i tacchi, non per il grande lavoro in verità, essendo unico cliente, quanto per l’ evidente inciviltà marziana di aspirare a fare conversazione sopra i fatti, riportati nei giornali e nelle riviste che vende, o sparati nella TV che ha acceso da ore.

Sono passati tempi in cui nella libreria ti aspettavi che un qualsiasi addetto avesse letto tutto e ti consigliasse a dovere, così come il giornalaio, a fronte della levataccia mattutina, provasse piacere a commentare una notizia piuttosto che tirare fuori magicamente la quindicesima dispensa della storia dell’arte italiana, prenotata e ansiosamente attesa per dare senso a più di trenta settimane di visite all’edicola, secondo quanto prescritto dal profilo dell’opera a dispense.

Il confronto tra il vissuto dei locali e quanto riportato dai media, la personale condizione in cui si affrontano gli eventi, compresa la distanza geografica, la dicotomia estraniante tra quanto riportato e commentato da TV e giornali, l’ autorevolezza dei giornalisti e la attendibilità degli interlocutori , la singolarità di un “ fluente em ingles” come il Prefetto di Rio Eduardo Paes, il bombardamento dei social media , apparentemente più ricchi di sfumature, quanto per altro devianti per presentare giudizi, apparentemente sul fatto specifico, ma in verità cassa di risonanza della spaccatura del paese per la conferma o meno dell’impeachment della Dilma, tutto concorre a definire una visuale marcatamente antropologica , una lente di cui si possa scegliere la gradazione, attraverso la quale provare a “leggere” l’ approssimarsi dell’evento mondiale Rio 2016.

Le notizie rimbalzate sulla stampa internazionale negli ultimi due mesi sono un buon esempio di uso di lenti bifocali, per chi vive nell’immediatezza della quotidianità dello sviluppo degli eventi preparatori e contemporaneamente ne vede il riflesso a distanza, nel susseguirsi delle notizie su Rio 2016.

A maggio centocinquanta specialisti dell’Organizzazione mondiale della Sanità avevano chiesto lo spostamento della sede dei Giochi per insorgere di focolai epidemici di zika virus, con un’enorme impatto nei media, specialmente negli Stati Uniti.

La candidata Hillary Clinton aveva anch’essa sottolineato la preoccupazione per le condizioni in cui si sarebbero svolti i Giochi di Rio, evidentemente per esperienza maturata come segretario di stato alle prese con una crisi globale, e insorgere di calamità bibliche come esodi di massa, e barbarie terroristiche, cui si aggiunge per appunto un’emergenza sanitaria come Zika.

Dalla corta visuale brasiliana l’argomento non è stato tralasciato.

Il presidente interino Temer ha firmato una disposizione urgente perché il paese sia irrorato con insetticida e repellenti anti Aedes Aegypty che trasmette il virus Zika, sfruttando la vasta flotta di aeromobili che compie encomiabile sforzo di garantire i raccolti con massicci bombardamenti di pesticidi, salvaguardando il paese e la sua posizione molto importante come esportatore agroalimentare.

Va da se’ che tra le esportazioni di cui vantarsi non si fa menzione della Zika, limitandosi a rammentare che i Giochi si svolgono in pieno inverno , quando la proliferazione delle zanzare è limitata naturalmente dalle condizioni climatiche.

L’eco mondiale della notizia non si è fatto attendere.

I coreani pare abbiano sviluppato una linea di abbigliamento con repellenti inclusi nel filato.

I migliori nomi del ranking mondiale di golf, che vedrà proprio a Rio 2016 per la prima volta il riconoscimento come disciplina olimpica, hanno dato forfait, sia per il basso tenore aurifero della medaglia olimpica, rispetto ai montepremi delle gare del circuito internazionale annuale, sia , ad onor del vero, perché’ la sede olimpica, costruita per l’ occasione è un ameno spiazzo erboso a ridosso della Lagoa da Tijuca, uno specchio d’ acqua salmastra e ferma che non fa presagire nulla di buono per chi teme di fare incontri aerei dovendo permanere concentrato sul green per ore.

I corollari delle storie sono il più delle volte esemplari, e raggiungono la profondità della questione con una sottigliezza e velocità che il nucleo della storia fa fatica a far emergere.

Stante assenza delle neo gravide, posto che ci sia una disciplina olimpica per queste atlete – forse il tiro con arco, dove si tratterebbe di aggiustare i contrappesi per le masse in aumento- il pensiero più fecondo in tutti i sensi è di quell’atleta che ha deciso di congelare lo sperma.

Sembra, infatti, un piccolo sacrificio per far crescere una schiatta di campioni a fronte delle evidenze devastanti della proliferazione virale spermatica.

Cosa si deve fare per campare? – verrebbe da chiosare.

Una cosa raccomandabile per la sopravvivenza delle fasce più deboli della popolazione per esempio è non esporsi al passaggio della flotta che irrora di insetticidi anti zanzara; solo fosse dato sapere dove e quando quest’ aiuto dal cielo si scateni.

 

In forma sotterranea, per poi deflagrare nella stampa internazionale, Rio de Janeiro è al centro di una polemica per la polluzione delle acque della baia di Guanabara.

Lo specchio d’acqua dove si affacciarono i vascelli portoghesi quattrocento cinquantuno anni fa, doveva assomigliare ad un paradiso con i corsi d’acqua che si gettavano nel braccio di mare chiuso dalla baia e che colpirono con tale violenza i conquistatori del vecchio mondo da far nominare il luogo con la felice sineddoche, di Rio de Janeiro.

La stampa internazionale, immemore della virtu’ linguistica dei padri scopritori, ha riportato la notizia che secondo alcuni laboratori nelle acque della Baia si annidi un super batterio, insensibile a quasi tutti gli antibiotici conosciuti.

La capacità linguistica del prefetto Paes è solida e si basa anche su un fondamentale senso dello humor, se per controbattere egli ha affermato che la notizia è palesemente esagerata se, com’è evidente, se ci fosse realmente tale super batterio, di conseguenza non dovrebbe esserci nessun carioca vivo, che è dimostrabile logicamente come essere una tesi falsa.

Il sillogismo del prefetto , secondo il quale tutti i carioca sono morti e Paes è carioca e quindi come mai non e’ morto? funge da assicurazione sulla vita dei propri concittadini.

Il bello e il meraviglioso resistono meglio alle astuzie della logica, anzi ne prescindono.

Il bello della cidade meravilhosa è l’apriori che tutti gli abitanti del globo condividono.

E venendoci, tutti gli abitanti del globo vorrebbero vivere questa esperienza estetica e sublime, al di là dei se e dei ma.

Anche l ‘ equipaggio della barca da competizione che, messa in secca dopo una regata, ha mostrato un’ anti estetica striscia oleosa lungo la cintura dell’immacolato naviglio, nel suo piccolo vorrebbe condividere la passione per il bello ed il sublime.

Si sa, il bello costa e, alla bisogna, un piccolo scotto bisogna pagarlo per le royalties dell’estrazione marina del petrolio, che fa di Rio e dello Stato una piccola Arabia Saudita.

Le notizie più calde tuttavia hanno riguardato la sicurezza, a ricordare che alla fine della fiera afflato massimamente sublime per il genere umano è la comune visione sulla salvaguardia della vita umana.

Il track record brasiliano è lungi dall’essere impeccabile, specialmente se i tutori dell’ordine, all’asciutto dal ricevere lo stipendio da mesi, confezionano un’apertura dei telegiornali con una vistosa protesta nell’ aeroporto Jobim , innalzando per la gioia della stampa cartelli di “benvenuti all’inferno “.

IL Brasile vanta alcuni record ineguagliati, e tra questi il ricordo vago delle guerre e del sacrificio di vite umane che ne consegue.

L’accoglienza delle delegazioni straniere trova tuttavia impreparati i corpi di polizia per difendere la sicurezza personale, non tanto dagli endemici riflessi delle guerre per bande, che non fa più notizia, quanto dai rischi di attentati, specialmente nella versione o meglio perversione più attuale del lupo solitario che decide di immolarsi.

Il tasso di attenzione è così precario, la capacità di analisi così sfumata per le condizioni maggioritarie della popolazione che il conflitto religioso e la radicalizzazione che attacca la convivenza delle comunità dei paesi sviluppati, richiederebbe corsi di alfabetizzazione accelerati di massa.

Il rovescio di una medaglia. Ai graditi ospiti scansare virus e batteri, ai pacifici brasiliani contrastare la piaga moderna dell’auto distruzione.

Intanto le truppe brasiliane anfibie sbarcano sulla spiaggia di Copacabana, per mostrare muscolarmente il committment del governo.

Difficilmente si era visto in precedenza uno scarto così profondo tra il livello di complessità per star lontani dall’abisso inumano delle carneficine di massa, e l’ allegra baldanza di corpi di sicurezza addestrati a mala pena a tentare di respingere trafficanti lungo una frontiera porosa di migliaia di chilometri di foresta, che rappresenta il massimo livello nella valutazione del pericolo esterno per questo paese.

Un po’ se la sono cercata in fondo, accettando sette anni fa di ospitare un evento globale.

La classe politica avrebbe dovuto sapere che decidere di fare la storia è più arduo che mai in piena globalizzazione, essendo ormai palese che il duraturo ricordo dell’evento olimpico ha più a che fare con gli eventuali sviluppi catastrofici, come Berlino 1936 e la seconda guerra mondiale, o Atene 2014 e il tracollo della Grecia nella UE, piuttosto che con la contabilità sia sportiva sia economica, di facile lettura positiva- abbiamo costruito una linea metropolitana, piuttosto che “ i privati hanno finanziato l’80% dei lavori- o fulano ha partecipato alla sua sesta olimpiade, piuttosto che Bolt si è imposto per la terza olimpiade di seguito”.

Paes immodestamente aspira a ripetere exploit di Barcellona, con un umorismo involontario e tragico che farebbe dire che il prossimo passo sia chiedere l’indipendenza di Rio dallo Stato, per restare in tema di giudizi della storia, nel caso, la minacciata secessione della Catalogna.

E’ che lo stato di Rio, nella figura dei due suoi governatori, uno in servizio e uno “ afastado “ per malattia è tecnicamente fallito, oberato dai debiti, mentre il prefetto amministra la municipalità di Rio de Janeiro con un discreto equilibrio finanziario; euforia di Paes è comprensibile, come un monocolo in terra cecorum.

Se esistesse una cifra della dimensione antropologica spicciola, una sorta di bignami per decifrare il contesto, si dovrebbe riferirsi alla comunicazione quotidiana e diretta che si svolge in qualsiasi circostanza tra gli individui , e a cui gioco forza ci si assoggetta se si desidera stabilire un rapporto umano, anticamera di un’integrazione culturale.

La matrice unica di questa comunicazione è semplice e ruota intorno ad un rapido scambio che dice “Tudo bem ? Tudo ótimo . Graças a deus! “

Se ti sei svegliato storto, o peggio sei andato a dormire preoccupato e non ti ha aiutato un sonno ristoratore, hai elevata possibilità di commettere un errore marchiano.

Non è così immediato, infatti, che ogni incontro mattutino con “ homus brasilenses” debba avere una premessa , quale quella di sincerarsi che il nostro interlocutore veda tutto positivo e, nel caso, rafforzi il concetto che il raggiungimento di questo stato di perfezione sia stato possibile grazie all’ imponderabile e onnipresente avvallo divino.

Nulla su cui ridere ma molto su cui riflettere.

Il nuovo giorno nasce sotto i migliori auspici e se, a differenza dei nostri antenati non si è ringraziato il divino visitando la casa del signore, nell’incontro con il mio fratello ho la certezza che condividerà la positività di un nuovo giorno, e così renderà lode a Dio per questo dono.

Un’ epigono della civilizzazione storica del mondo, quale il sottoscritto, ha imparato la lezione.

Servirà lo stesso spirito a tutti coloro che vorranno raccontare, in grande o nei dettagli, l’evento mondiale di Rio de Janeiro.

Tudo bem com Rio 2016 ? Tudo ótimo . Graças a deus!