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Chi ha vinto le elezioni presidenziali in Brasile? Cronachette semiserie su un risultato gia’ conosciuto.

Dilma  Roussef ha vinto le elezioni ed e’ stata riconfermata per un quadriennio, garantendo  una continuita’ nelle politiche  sociali del gigante latino americano.

Aecio Neves ha vinto le elezioni e  con il tucano al potere si apre una nuova stagione per l’ ulteriore sviluppo del Brasile.

Tranquilli, non e’ un lancio di  agenzia che, erroneamente due giorni prima delle elezioni, assegni la vittoria ad entrambi i candidati!

Molto semplicemente le elezioni non contribuiranno alla modernizzazione del paese: i tre blocchi sociali del paese continueranno indefessi, quale che sia il  nome del Presidente.

Tre storie, che ho raccolto attraverso le frequentazioni derivanti dal  mio lavoro in Brasile aiutano, spero,  a capire la triplice  separazione sociale di fronte alla ribalta politica brasiliana.

Unha e esmalte

Andrea e’ una funzionaria brillante .

Il suo curriculum  e’ impeccabile, con studi all’ Universita’ cattolica .

Non  va tralasciata  altresi’ la sua origine mineira, conservatrice,  e la base familiare che annovera uno scrittore insigne dell’Accademia Brasiliana delle Lettere, amico di Vinicius de Moraes.

La vita di Andrea, ruota intorno alla casa, i suoi affetti con i due figli , e la professione. Ogni mese la famiglia dispone di un budget di circa venticinquemila  reais, con cui onorare gli impegni  del nucleo  familiare e grazie al quale ha la possibilita’ di ricevere con distinzione  nella sua casa con quattro quarti , di cui due suite, il nucleo di amici che vivono  come lei nel quartiere neo borghese della Barra da Tijuca.

La vita scorre tra le preoccupazioni per l’andamento scolastico dei figli, rigorosamente iscritti in istituti privati da circa duemilacinquecento reais mensili, e le funzioni di direttore marketing, una volta superato l’ostacolo giornaliero  del traffico caotico, tra casa e ufficio.

A turbare la “rotina”  di Andrea  e ’ stato  il provvedimento legislativo che ha regolamentato il rapporto di lavoro dell’empregada, ed istituito “  carteira assinada “ per le collaboratrici domestiche, o empregadas .

L’ empregada e’ la factotum fissa che svolge  il trabalho in casa.

Con mille reais di salario, la contribuzione sociale e le detrazioni fiscali, l’ empregada  incide per mille e trecento   reais al mese, per otto  ore di lavoro .

Perche’ non  continuare a lasciare alla libera contrattazione il rapporto tra padrona di casa ed empregada?

Non e’ tanto una questione di soldi, e’ molto di piu’.   E’ il tentativo di entrare dentro il dominio della casa e delle sue regole, per indirizzare una contrattazione che non sara’ mai salariale perche’ affonda le sue radici dentro la non superata dimensione  schiavizzatrice della societa’  brasiliana.

Per fortuna ora e’ tutto superato,  e la empregada è saldamante legata al suo destino domestico, con un piccolo aggravio di costi per la burocrazia della carteira assinada.

La  mulher  Andrea e la sua pianificazione  del dia a  dia familiare, con il potere sull’ empregada, ne escono indenni : le visite  bisettimanali  della padrona di casa al  salone di bellezza sono salve.

 

Tagliatrice di… detersivo

Debora Cristina  e’ una paulista single.

Il suo uffico e’ al settimo piano di un anonimo palazzo non lontano dall’ Avenida Paulista.

L’impresa per cui lavora e’ un colosso ed opera nel complesso sistema dei trasporti, o rodoviario del Brasile.

Per capirne di piu’ sono stato al terminale rodoviario Tiete’, un manufatto in cemento, lontano dall’eleganza  deco della Estação Central do Brasil carioca; dal Tiete’ ogni settimana transitano tremila omnibus che collegano la capitale paulista ai quattro angoli del Paese.

Debora Cristina ha da poco colto l’opportunita’  del  nuovo lavoro, ed e’ orgogliosamente il braccio destro  del  padrone dell’ impresa, perche’ sono note le sue qualita’ di “tagliatrice di costi”.

L’ impresa  di Debora Cristina,  un insieme di cinquanta terminali rodoviari, sparsi per il Brasile, che trasportano annualmente duecento milioni di passeggeri, e con una forza lavoro di quatttromila persone, e’ un conto economico in cui  si annidano sprechi.

Debora Cristina ha sposato il mantra del padrone: una gigantesca caccia tra guardie e ladri, dove le guardie sono i funzionari del teminali  rodoviari ed i ladri sono le societa’ di esercizio degli omnibus.

Il ladro ha l’obiettivo di nascondere il vero numero di passeggeri che ciascun omnibus trasporta e la guardia di incassare fino in fondo l’aggio sul singolo biglietto,  che  e’ garantito dalla convenzione stipulata tra l’ impresa ed il governo statale.

I funzionari dell’ impresa sono potenzialmente infedeli e  sono costosi.

Come rappresentante di una societa’ con forte know tecnologico ho parlato con Debora Cristina  di qualcosa che le deve essere parso quasi un’insulto:   investimenti in nuove tecnologie.

Lo sguardo di Debora Cristina e’ indimenticabile e la sua controfferta disarmante.

Parlando di tecnologia, nei terminali rodoviari ce né’ gia molta: i funzionari sono stati ridotti con l’installazione di un centro di controllo e di circuiti televisivi.

Cosa rimane da fare?

Qualcosa ci sarebbe da innovare , mi dice sibillina.

I passeggeri, si sa, vanno di fretta e sporcano. Tenere personale a mille reais al mese che circola raccogliendo le cartacce e ripulendo dove il bambino ha fatto cadere il gelato, e’ costo.

Meglio l’ automazione con macchine pulitrici super efficienti e a basso impatto di costo umano.  Non e’ che la sua impresa tecnologica saprebbe studiarmi una soluzione per ridurre il costo del detersivo impiegato nelle macchine pulitrici che ho acquistato?

Una montagna di debiti

Per Valda la montagna ha l‘aspetto rassicurante del  Morro dos  Dois Irmãos; dall’alto  dei suo seicento metri la vista si estende fino al Corcovado.

Sulle pendici del Morro  e’ cresciuta la piu’ grande favela del Sud America, la Rocinha.

Valda abita a Rio de Janeiro, alla Rocinha, da quindici anni.

Valda e’ copeira nella mia  impresa e, indossando la sua uniforme bianca,  tutti i giorni soddisfa le esigenze dei funzionari,  preparando e servendo caffe’ e bevande.

Nella scala  gerarchica viene sopra la faxineira, o addetta alle pulizie.

La scala gerarchica in verita’ non conta, perche’ servendo caffe’ e preoccupandosi del ben essere, la copeira si situa in una posizione unica.

Le scale per Valda sono  concretamente i circa cinquecento scalini che giornalmente sale, per raggiungere la sua abitazione alla Rocinha.

Con il suo compagno e due figli, non raggiunge i duemila cinquecento reais al mese e con un reddito siffatto potrebbe godere  delle facilitazioni del piano abitativo Minha Casa&Minha Vida, orgoglio del Partido dos Trabalhadores di Ignacio Lula.

Quando ne parlo, mentre sorseggio il caffè che mi ha preparato, con quella confidenza che si guadagna soltanto conversando  rispettosamente dei casi della vita, Valda si acciglia.

L’ascensore è un concetto marziano per Valda; l’ascensore che le risparmierebbe di salire quotidianamente i cinquecento scalini e l’ascensore sociale che darebbe una prospettiva di cambiamento, esiste solo su Marte.

La politica per il riscatto delle classi subalterne è come uno  yo-yo  per Valda: si entra e si esce  dall’area dell’indigenza con la facilità con cui, con il salario eroso dall’inflazione,  si  riescono a pagare le “parcelas” mensili con cui ha soddisfatto i bisogni  del modello di consumo, come  frigorifero e  televisore.

Le chiedo se andrebbe a vivere altrove e se  accetterebbe di imbarcarsi in un piccolo mutuo come da programma Minha Casa & Minha Vida  per diventare proprietaria di un appartamento e la risposta è netta: “non sono venuta dal nord est a Rio de Janeiro per farmi ghettizzare.

La mia montagna non è fatta di debiti.”

Ho osservato Valda nei giorni seguenti il nostro colloquio.

Nulla è cambiato; solo nell’intervallo del pranzo sedeva leggendo con attenzione un libro di geografia.

La conoscenza è la chiave dell’ascensore che farà salire Valda e che non la porterà in altro luogo che  non desideri.

“ O que faz o brasil, Brasil?”

Nella sua ultima palestra alla Casa do Saber, ho ascoltato Roberto DaMatta,  antropologo  e autore del  saggio “ O que faz o brasil, Brasil?”, ricordare le chiavi antropologiche che consentono di leggere il Paese: casa, rua, comida , mulheres, Carnaval.

Come  scrive DaMatta, “  il carnevale è il rovesciamento  in una società che è segnata dalla gerarchia. E’ un movimento in una società che ha terrore delle mobilità, soprattutto la mobilità che consente effettivamente di cambiare la posizione sociale,… di un ordine sociale in cui ognuno conosce il proprio posto”

L’empregada schiavizzata, l’addetto alla macchina pulitrice, la favelizzata, soffrono di un vuoto  di proposta.

Qual è la visione del futuro  del nuovo Presidente? Chi ha ricevuto il mandato dalle  forze imprenditoriali, classe media e  classe operaia per disegnare il Brasile interclassista del futuro?

Il Carnevale, come sempre , risponderà.