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Cinque, quattro, tre , due: il Brasile al voto con l’abaco

  142 milioni di elettori si presentano alle urne per un esercizio di democrazia.

 A scanso di equivoci, il voto  in Brasile è obbligatorio dal 1934; un modello rappresentativo che non accetta  defezioni.

 Che l’obbligatorietà sia il contrappasso per una democrazia che ha  abolito la rappresentatività popolare nella metà degli ultimi  ottanta anni, con la  dittatura di Getulio e la  dittatura militare?

 25548 candidati disputano le poltrone di rappresentanza popolare, in un doppio turno elettorare, nei giorni 5 e 26 di ottobre.

 La calunnia è dietro l’angolo  e, per evitare il rischio  di stravolgere la competizione, tra il 30 settembre e 7 ottobre gli elettori non possono essere arrestati se non in flagranza di reato ; analogo trattamento per  i candidati.

 Tra le forme d’ influenza dell’elettorato brasiliano non può mancare la  musica.

 La paulista Isaurinha Garcia cantava all’epoca  del referendum del 1963 che  “o dia 6 vai ser a nossa vez, toda a nação com o lápis na mão vai responder que Não”.

 La militanza getta sempre il cuore oltre l’ostacolo ed è visionaria; si può considerare  diversamente il richiamo di Isaurinha  alla nazione che scelga  il proprio destino con la matita in mano?

 Nel  1960  il Brasile aveva un 39% di analfabeti.

 Nelle settimane della campagna elettrorale 2014, dalla terrazza che guarda la spiaggia della Barra da Tijuca in Rio de Janeiro, l’ Avenida Lucio Costa appare punteggiata di pubblicità elettorale.

 Un‘auto, con  altoparlanti a tutto volume sul tetto  fa propaganda; il motivo che si ascolta  ha abbandonato l’armonia  musicale carioca per ritmi hip hop, sulle cui note viene lanciato il messaggio “ 17223…  17223…. 17223”, oscuro come le altre cifre che vengono lanciate  in risposta da altre auto.

 534 mila stazioni di votazione informatizzate sono all’opera: le urne  elettorali in tutto il paese sono stazioni computerizzate.

 Una popolazione che presenta  ancora larghe sacche di povertà e di esclusione dall’accesso all’ educazione  pubblica ha deposto il lapis per l’esercizio del diritto/dovere elettorale.

 1 minuto e 14 secondi è il tempo stimato dal  Tribunale Superiore Elettorale  perchè ciascun elettore completi la propria dichiarazione di voto informatizzata.

 Nell’angolo sperduto  dello sterminato continente brasilano, l’elettore affronta l’urna elettronica con una sequenza di azioni :

5 numeri vanno digitati per indicare il candidato scelto come deputato dello stato ,

4 numeri vanno digitati per indicare il candidato scelto come deputato federale

3 numeri  vanno digitati per indicare il candidato scelto come senatore federale

2  numeri vanno digitati per indicare il candidato scelto come governatore dello stato,

2 numeri vanno digitati per indicare il candidato scelto come presidente della repubblica.

 1996 è l’anno in cui il Brasile  ha scelto di informatizzare l’urna elettorale; erano passati  35 anni dall’invenzione del microprocessore.

 Nel Bel Paese,  lo Stato ha  scelto di mettere in rete 400 mila macchinette elettroniche  “mangiasoldi” , affidate a dieci concessionarie: tutto è cominciato nel 2004.  43 anni dopo l’invenzione del microprocessore, un collegamento telematico di ogni macchinetta al cervellone centrale delle società concessionarie consente di verificare il “Preu”, prelievo erariale unico, pari al 12,6 % delle giocate.

 L’urna elettorale brasiliana svolge il suo egregio compito a servizio della collettività; il risultato in ogni sede elettorale è immediato alla chiusura del seggio. Un modulo della stessa urna elettronica, contenente il risultato codificato e crittografato, è trasferito fisicamente al più vicino centro di raccolta, che è collegato telamaticamente al Tribunale Superiore Elettorale.

 1200 giorni sarebbero necessari per esercitare il voto per più di 140 milioni di elettori,  se questi  avessero accesso ad una singola urna elettorale in sequenza.

 Nel giorno dell’elezione, l’apertura dei seggi in Brasile  è di solo sette ore, dale 8 alle 17. Il risultato ufficiale è disponibile solo tre ore dopo la chiusura dei seggi: potenza dell’informatica.

5,4,3,2…80

 L’orologio della democrazia marca le  prime quattro cifre (5,4,3,2) nel Brasile, uscito dallo schiavismo solo alla fine dell’ottocento.

 80? E’ quanto, in miliardi di  euro, gli italiani hanno dilapidato con le macchinette mangia soldi in un anno.

 Che la tecnologia liberi l’uomo dalla schiavitù è una verità.

 Basta solo che il clock sia quello giusto.