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Siamo i migliori del mondo: una fenomenologia del Futebol

“Siamo i migliori del mondo; sfortunatamente non sempre possiamo provare la nostra eccellenza.

Sulla Coppa del mondo 2014 e sul mondo del Futebol una certa intellighenzia brasilana esprime una visione tagliente e netta, mitigata per altro da un certo disincanto che deriva dalla ferita ancora aperta del mondiale perduto  del 1950

Siamo i migliori!  Non esiste onere della prova, perchè c’è “o jetinho brasileiro “,  brasilian way of doing.

C’è una presenza impalpabile, un timore che la verifica, che avverrà’ su un terreno amico perchè la Coppa  del mondo 2014 si tiene in Brasile,  possa trasformarsi in una cocente delusione.

Futebol è cultura genuinamente popolare perche’ al fondo coltiva una grande illusione. La cultura  popolare  brasiliana  è basata su una grande illusione che, come canta  Vinicius de Moaraes, e’ la vita.

Tem dias que eu fico pensando na vida /
E sinceramente não vejo saída
/ Sei lá, sei lá
 /A vida é uma grande ilusão
/Sei lá, Sei lá
/A vida tem sempre razão  – Sei Lá a Vida Tem Sempre Razão    Vinicius de Moaraes

Se la vita ha sempre ragione, il pensiero occidentale non comprende fino in fondo il senso dell’illusione.

Alla vigilia della Coppa del mondo, con un palpabile orgoglio nazionale per ospitare un evento di richiamo globale, distillando spunti di vita proverò ad abbozzare una Fenomenologia del Futebol.

Quello che succede nel Futebol, succede nella società brasiliana.

La comprensione del Brasile si traduce nella comprensione del Futebol, come in un gioco di specchi.

 

La collezione Panini

Alla soglia dei suoi trent’anni Karina, una bahiana trapiantata  per motivi di lavoro a Rio, conserva un vago ricordo della sua  prima collezione di figurine: “si trattava di figurine della Barbie, e francamente oggi non saprei dire dove sia finito l’ album”.

E’ il ricordo di Karina più prossimo di un’esperienza che possa spiegare il suo attuale  impegno a   terminare la collezione di Figurine Panini della Coppa del mondo.

“Ho iniziato la collezione da circa un mese”-  dice con enfasi.

Karina esprime una cultura popolare, non in quanto abbraccia un contenuto come il Futebol, quanto per l’ assenza di snobismo,  così facile da ritrovare nelle società sviluppate in chi si diletta di argomenti “leggeri”

Nell’infervorarsi su argomenti quotidiani e futili  Karina esprime una postura di serietà che dice molto del suo appartenere ad un nuovo  mondo: nessun argomento è irrelevante e la Coppa di Futebol per Karina è un evento epico.

“Non lo faccio per nipoti, figli di conoscenti o altro: voglio il mio album di figurine della Coppa del Mondo! Capisco di Futebol come chi ha passato la vita tifando per il Flamengo, vera passione della mia famiglia,  anche se non ho mai praticato questo sport.  Oggi mi diverto con la pallavolo. Futebol, pero’ è differente: dell’album di figurine ho parlato con le amiche, e al lavoro ne parlo con molta gente, uomini e donne  indifferentemente”- sottolinea Karina.

C’è da dubitare che possa essere vista come una testimonianza di un riscatto sociale da una condizione che, nel clima soffocante delle dittature Estado Novo,  negli anni ‘30-‘40 e sotto il Regime militare , anni ‘60-‘80, proibiva alle donne brasiliane  la pratica sportiva professionale nel Futebol. Nessun riscatto per Karina: una pura questione di passione.

“Terminerò l’album sicuramente prima dell’ inizio del mondiale. Mancano quattordici figurine e sono quindi al punto in cui non posso sperare di trovare le mancanti comprando in edicola i pacote  da un real. Vou fazer troca. “

In Rete vengono aggiornate costantemente le informazioni sugli eventi che alimentano in Rio de Janeiro la febbre per completare la collezione di figurine. Ho potuto sperimentare personalmente come alle 17 di domenica l’ addetto della livraria Saraiava nel Village mall nella Barra di Tijuca annunciasse che al livello -2 aveva inizio “Troca de Figurinhas do album da Copa do mundo 2014 “; un fatto naturale anche in un tempio del lusso d’ importazione ( Gucci, Cartier, Prada).

“Il mio album ha la capa-copertina dura e questo e’ un bene perche’ cosi’ la mia collezione si conserverà meglio- prosegue Karina. Mi  sta piacendo   il rituale di completare l’ album, che per adesso ha un valore maggiore che le informazioni di dettaglio sulle squadre che verranno qui per il mondiale.  Certo che ho già buttato un’occhio su qualche calciatore, anche italiano , che è esteticamente molto interessante! Del Brasile mi piace Oscar, ed è anche molto bravo.

Si’ lo so, quando sarà tutto finito l’album riposerà dimenticato da qualche parte nella mia casa “- conclude  Karina, con un sospiro fatalista.

Dove e’ finita la Torcida

Tra le basse casupole, sulle vie di accesso allo stadio si aprono improvvisati banchetti di mescita e di cibo.

Tutto un barrio, Engenho de Dentro, approfitta dell’evento per un commercio minuto e caloroso.

All’ interno dello stadio non muta questa connotazione.

Seduti accanto a me, mamme che allattano al seno e frotte di mocciosi.

Questi sono quasi seminudi, se non fosse per la casacca del team amato, e sgranocchiano snack ipercalorici, ingollando bibite alla soda.

Da grandi saranno come i padri che siedono due gradini più in basso, incuranti degli stomaci flaccidi.

E’ la torcida.

Lo spettacolo si svolge dentro un’astronave aliena che e’ lo stadio moderno, “Engenhão”, costruito agli inizi degli anni 2000.

Il Maracanà mi ha restituito una sensazione di già visto: uno stadio che è opera di ingegneria come se ne vedono ovunque.  Assisto comodamente e confortevolmente ad uno spettacolo, e sebbene l’ impianto sia raccolto, la torcida sembra distante anni luce. Gli schermi giganti ripetono compulsivamente i gesti di ventidue uomini in mutande e rubano il tempo a chi, come me, desidera  osservare chi tenta di non farsi intorbidire i sensi  nelle comode poltrone   delle gradinate: la torcida.

La modernità delle architetture degli stadi della Coppa, che non lascia il segno come il vecchio Maracana, ha privilegiato fattori come la comodità e la sicurezza.

Sedere in uno stadio Maracana, in cui ogni settore possa essere svuotato dei torcedores in meno di otto minuti fa una certa impressione: pazienza, se la metrica è aliena.  Genera immediatamente una sfilza di scongiuri, come se scoprissi che esiste una dotazione completa di paracadute con cui lanciarsi dal   grattacielo in cui mi trovo, in  caso di attacco terroristico.

Nell’immaginario dei mandarini del Calcio internazionale la concentrazione di duecentomila spettatori in piedi ospitati nel vecchio Maracana, in occasione dell’ ultimo incontro della Coppa del 1950, deve ancora oggi produrre un’ attacco di orticaria.

La gestualità della  torcida è compromessa irrimediabilmente; un approccio elitario avrà come altro effetto nel  dopo coppa di escludere interi settori popolari, per gli alti costi.

Si è parlato di un’igienizzazione sociale.

Il modello esogeno della Coppa 2014, con le sue proibizioni intorno agli stadi e con i suoi rituali all’ interno, è un esempio eclatante di autogol!

Le stelle abitano le favelas

Igienizzazione ed inclusione sociale sono termini gettonatissimi nel vocabolario brasiliano.

Pagine di giornale, rapporti societari, dibattiti  televisivi utilizzano questa sorta di metrica , applicata ad ogni opera, non solo d’ingegno.

Le telenovelas hanno anch’esse uno score in termini di inclusione sociale, come nella  pluripremiata “Lado a Lado”.

Le protagoniste sono  Laura, di famiglia nobile e altolocata, e Isabel, una mulatta figlia di un ex schiavo che fa la donna delle pulizie; le due  hanno obiettivi comuni: amore e libertà.

Trasportando la storia dall’inizio del secolo XX ai nostri giorni, la similitudine tra le due protagoniste si limiterebbe, credo, all’intreccio e alle pene d’ amore.

Laura apparirebbe come esponente di un ceto che si è confinato nei condomini superlusso della nuova “cidade meravilhosa”, e Isabella  affronterebbe le difficolta della vita  in una favela minacciosa e violenta.

Salendo con il moto taxi sulla favela della Rocinha avevo colto i ritmi frenetici, i “quadri” pittoreschi di botteghe ed esercizi commerciali, il brulicare di  umanità.

Valda, che è copeira nella mia impresa, e quindi vedo regolarmente quando viene a chiedermi se ho bisogno di qualcosa dalla cucina, vive da quindici anni alla Rocinha.

Valda ha una visione molto chiara. “ Abito in alto e devo salire  ogni volta molte scale per arrivare in casa- dice “ certo che i soldi , i 5 reais per il moto taxi, non li posso spendere”

Valda è arrivata a Rio dal nordest, al seguito di una sorella che si era già installata nella favela.

“Dove altro potrei vivere? Ho un’abitazione arieggiata, con qualche comodità per me e per i  miei figli”

“Viviamo da tre anni con UPP, unità di pacificazione – anticipa la mia domanda-  e non vedo cambiamenti ; i trafficanti esistono, ma non si vedono. E UPP non li vanno certo a cercare nelle stradine strette e poco frequentate”

Le chiedo se si sente l’aria della Coppa e un po’ stupita mi dice “ no non so nulla; non stanno organizzando niente di speciale. Sì, quando gioca il Brasile starò a casa dal lavoro, ma niente cambia”

Non è come Vidigal, che “ agora è um lugar muito bonito…”

Dall’altro lato del Morro do dois Irmaos, nella favela Vidigal che guarda il mare, David Beckam ha comprato una casa per una cifra di un milione di reais.

Non credo che Valda abbia letto la notizia. Più verosimilmente avrà saputo che mentre nelle notti della Rocinha continua ad esserci una specie di coprifuoco, a Vidigal la “madrugada” è piena di feste e divertimenti.

Che siano gli stessi che si sono sempre divertiti e che hanno scelto ora di farlo a Vidigal facendo schizzare i prezzi degli immobili, poco importa. Valda sembra riflettere che l’ascensore sociale non  è stato installato alla Rocinha, mentre da altre parti lo stesso ascensore mette in circolo denaro fresco, e genera un po’ di allegria per tutti i moradores della favela.

Il Brasile non ha un nemico esterno su cui costruire un  nuovo blocco sociale.

E’ l ‘esclusione che alimenta la precarietà e innesca un circolo vizioso di violenza gratuita.

L’ ultimo paese ad abolire la schiavitù, è il primo a cercare un modello di inclusione che non si alimenti con l’ arroganza , la minaccia e  le devastazioni di una guerra .

 

 

Destinazione Maracana

Quando il mio amico cantautore Franco Cava mi ha invitato per un week a casa sua a Curitiba, la mia aspettativa era alta per  l’incontro con il Nuovo Museo di Oscar Niemeier, e la cucina della mamma Concetta.

Ambedue confermate dai fatti.

In una domenica sonnachiosa d’estate, la città mi ha offerto anche un’altra prima: un viaggio in BRT.

Il Bus Rapid Transport, e’ una sorta di metropolitana leggera; in realtà un bus con un sistema di gate e stazioni, efficiente, rapido e “sicuro”.

Come si legge nelle guide, il primo BRT è sorto a Curitiba.

E non ha smesso di diffondersi, anche per l’evento Coppa del mondo.

Se Curitiba ha il vanto del maggior ritardo nella costruzione del suo stadio tra le citta’ sede della Coppa del Mondo, Rio de Janeiro  ha il privilegio di inaugurare a giorni  il Sistema BRT Transcarioca per il collegamento con l’ aereoporto internazionale.

La BRT Transcarioca nella Coppa del mondo ha anche per i piu’ smaliziati qualcosa d’inusitato.

A chi avesse la ventura di scendere dall’aereo al Galeao, la BRT Transcarioca porrebbe lo stesso dilemma  di un’opera d’arte concettuale: qual’è, se esiste, la modalità di fruizione?

La Trancarioca ha un tracciato di trentanove chilometri tra l’aereoporto e la Barra de Tijuca, attraversando aeree ad alta densità abitativa, dove non sarà dato fermarsi perchè le stazioni sono per la maggior parte incomplete.

La Transcarioca  collega l’aeroporto con l’area sede delle Olimpiadi del 2016; difficile comprendere l’ esperienza che un visitatore nel 2014 per la Coppa del mondo possa  fare andando verso aree che sono per la maggior parte terreni polverosi, senza traccia di Parchi Olimpici.

Se infine si volesse raggiungere il Maracana, la Transcarioca lascerebbe il viaggiatore alle prese con un non facile trasbordo verso metro o altri mezzi di superficie, per raggiungere l’agognata meta.

Tra gli investimenti per la Coppa del mondo, la Trancarioca vanta un record imbattibile: l’opera d’arte concettuale più costosa, con i suoi quasi 2 miliardi di reais.

Olhar

Olhar, come dice il poeta, sta al fondo dell’ emozione

“..que frio que me dà o encontro desse olhar”  –  Vinicius de Moares   Pela luz dos olhos teus.

E per Vinicius, l’ olhar fu un segno distintivo  di una vita e fu motivo di gioie e pene nei suoi nove matrimoni.

Chi non ricorda l’ invito a olhar la garota de Ipanema?

Olha que coisa mais linda
   Mais cheia de graça….

Una fenomenologia del Futebol non puo’  darsi senza una lettura dell’ olhar.

Per intendere il connubo tra olhar e futebol occorre  immergersi nella visione del  film “Boleiros – Era uma vez o futebol”, di Ugo Giorgetti.

In un bar di San Paolo si incontrano alcune vecchie glorie del Futebol.

La narrazione scorre esemplare tra la decadenza dell’oggi, siamo nel 1998, l’ autoironia sul peso della gloria ed i corollari di  misfatti, come nell’ episodio del calcio di rigore fatto ripetere dall’ arbitro corrotto.

L’apice dell’estetica boleiros è raggiunto nell’ episodio della scuola calcio e del giovane talento che, misteriosamente, si presenta  in campo per  sparire   nel suo  quartiere malfamato.

La vecchia gloria – istruttore  ne valuta  il talento puro, ne parla come di una qualità indiscutibile , di un elemento distintivo incontrovertibile :  il talento è tutto nell’olhar  del giovane, che è specchio del suo atteggiamento di assoluto dominio della palla, degli avversari, del campo.

Per credere di essere i migliori del mondo e, nell’imprevedibilita’ della vita,  garantirsi un riconoscimento globale, deve esistere in Brasile un gigantesco laboratorio a cielo aperto che produce talenti.

I giovani sono sottoposti nelle scuole di futebol a una serie di esami che ne valutano progressivamente la maturazione come  atleti-giocatori.

Chi ha uno score alto nella fascia di età 12 – 14 anni ha potenzialmente i  numeri per essere un craque.

La ricerca del talento si affida alla figura dell’olheiro .

Percorrendo migliaia di chilometri, osservando migliaia di giovani virgulti in erba su spianate polverose, rincorrendo un palla , olheiro  sa cogliere il gesto, il movimento, il carattere del campione in erba.

Olheiro riconosce il campione per come guarda, dominandoli in campo, palla ed  avversario.

Come osserva Giorgetti, il talento è una questione di olhar.

Allegria

Una distanza siderale separa il Futebol del 1950  e  l’affermazione planetaria della Garota di Ipanema   degli anni ’60, dal Brasile della Coppa 2014.

Non mancano tuttavia indizi per provare a comprendere, nella ricerca del sublime brasileiro, su quali aspetti si concentrerà  l’olhar delle tifoserie che arriveranno dai quattro angoli del globo: l’ esperienza amorosa.

Nel poco tempo del programma scandito dai pacchetti turistici, l’amore  sarà fatalmente mercenario, un succedaneo di  allegria e spensieratezza.

Il “tifoso” non potrà esimersi di olhar con attenzione, con qualche avvertenza in piuù.

Nelle notti di San Paolo sull’Avenida Indianopolis, olhar puo’ fare la differenza per chi, un po’ alticcio ed alla ricerca del piacere,  scambi il lato destro con il lato sinistro dell’ arteria.

Su un lato di Avenida Indianopolis, infatti, l’amore mercenario ha la caratteristica delle garotas de programa e sul lato opposto dei travestis.

Come dice il poeta, “non si vede bene che col cuore; l’essenziale è invisibile agli occhi”

Nelle notti brasiliane della Coppa c’è un rischio concreto di fallire l’opportunità, affidandosi al solo olhar.

Ne sono consapevoli le categorie più organizzate come le prostitute di Belo Horizonte che, con il supporto del sindacato di categoria, stanno completando un corso accelerato di lingua inglese.