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Il tempo delle mele

 

Una storia edificante, finalmente!

I capi di stato di Francia e Brasile  si incontrano a Brasilia e promuovono le relazioni bilaterali,  aprendo la possibilità per i diciottenni-trentenni di stabilirsi per un anno nei rispettivi paesi, per vacanza e per lavoro.

Il tempo delle mele, come è chiamato il protocollo analogo esistente tra Italia e Australia, ha già visto  moltissimi giovani italiani contribuire down under alla raccolta del prezioso frutto.

Nel caso di Dilma e Hollande un successo analogo è prevedibile solo con dosi  massicce di immaginazione, al limite dell’estasi, per  figurarsi  un pellegrinaggio  dall’orla carioca alle rive della Senna.

Sembra passato un secolo da quando la cinematografia francese faceva scuola con il “Tempo delle mele“. Un grand tour per giovani virgulti  stimolati dallo studio dei rudimenti amorosi adolescenziali in terra di Francia, come nel film francese degli anni ’80? La storia di Vic-Sophie Marceu, un semplice racconto sulle turbe adolescenziali  è fuori luogo al tempo di Instagram e del sexting.

La negritudine cantata  dal  poetinha  Vinicius de Moraes  incantò  i galletti  al tempo di Orfeo Negro e del   successo cinematografico  mondiale di Marcel Camus. Le  rivolte nelle banlieue parigine  sono ferite recenti, per immaginare i figli  della Marianna arrivare a frotte in Brasile,  stimolati dalla ricerca di una dose originale ed intensa di tropicalismo.

Lo scetticismo sui proclami è d’obbligo, così come la necessità di una lettura dei fenomeni.

La vendita di un prodotto che non c’è, come il lavoro giovanile, è uno sport che non ha confini.

Dilma e Francois hanno mostrato una grande facilità nel  volgarizzare i valori della competizione sportiva, complimentandosi a vicenda per le chances dei due team nel campionato mondiale di calcio, che si terrà tra sei mesi in Brasile.

Poco importa che la Francia si sia qualificata per il rotto dell cuffia; cosa c’è di meglio di uno stimolo ad impegnarsi allo stremo, se viene dale massime sfere, come l’Eliseo, nel giorno dell’incontro decisivo con Ucraina? O  che il Brasile  spenda facezie sul miglior team al mondo nel giorno in cui Rio de Janeiro e l’intorno del Maracanà sono finiti sott’acqua  per l’ennesimo evento atmosferico “eccezionale”.

Due culture unite nel nome dello sport? Certamente sì, nella misura in cui la mancata vittoria nel prossimo campionato rappresenterebbe una tragedia nazionale per il Brasile, e l’affermazione dei galletti rafforzerebbe il disegno di penetrazione del “prodotto”  Francia nel “continente” brasilano.

La  grandeur francese, dai tempi di Luigi XIV, genera  qualche grattacapo.

E’ quello che affligge Aloizio Mercadante, ministro da educação, che ha l’ingrato compito di rispondere agli onorevoli capi dello stato sull’opportunità di inserire il francese tra le lingue straniere nell’ordinamento scolastico brasiliano. La brillante iniziativa di Hollande rischia di generare una recrudescenza di orticaria al titolare del dicastero  dell’istruzione, che ha visto settimana scorsa l’insegnamento della matematica  delle scuole brasiliane collocarsi al  cinquatottesimo posto  in graduatoria tra sessantacinque paesi del mondo.

 Non è certamente l’eccellenza  nelle scienze esatte che va ricercata, o che può accomunare i due paesi.

Bellezza, fascino,  stile, per loro natura  elementi intangibili, rappresentano forse moneta sonante nella dialettica tra culture e paesi.

 Il fascino di Fernanda Lima, che ha presentato l’evento di sorteggio  dei gironi del campionato mondiale, è stato elogiato da tutta la stampa brasiliana e deve essere apparso propizio alla stessa nazionale francese, che ha avuto un sorteggio particolarmente beniglio per il proprio girone.

Non è frequente leggere toni elogiativi della bellezza, descrizioni garbate della professionalità femminile come nel caso della stampa brasiliana a proposito di Fernanda, madrina del sorteggio mondiale, che ha condotto  insieme con il proprio marito, Rodrigo Hilbert.

Premiere dame, cantautrici  e conduttrici televisive, armate del loro stile francese, raramente hanno superato indenni il fuoco di fila della stampa : Rodrigo e Fernanda sono stati promossi a pieni voti.

Segno che  buon gusto e bellezza sono  radicati nella giovane terra che è il Brasile.

Chi non la pensa così è la televisione iraniana, figlia di una cultura millenaria.

Il decoltè di Fernanda, generoso ma strettamente nei canoni accettati globalmente ed altrettanto irrispettoso ed offensivo secondo la tradizione locale, ha impedito la trasmissione del sorteggio mondiale  nel canale  televisivo iraniano.

La vendita di prodotti tangibili provoca   certamente minori divergenze che “praticare” la bellezza, o  predicare la bontà, come  fa Papa Francesco.

Dev’essere così che Dilma e Francois, facezia dopo facezia, hanno approfondito il tema dei  Dassault Rafele, caccia multiruolo di quarta generazione.

Una macchina di distruzione e difesa, con il cuore francese, avrà lo stemma  verde, con un grande rombo giallo al centro e  all'interno del rombo un cerchio blu, con delle stelle bianche di cinque dimensioni differenti e una fascia bianca che lo attraversa con il motto "Ordem e Progresso" ?

Più modestamente rispetto ai nostri cugini d’oltralpe avevamo interpretato il progresso delle genti di  due continenti esportando l’unico autentico eroe dei due mondi, Garibaldi.

Nel commercio  globale attuale il nostro prodotto d’esportazione non compete ormai più.

Per questo noi italiani ci teniamo il mito dell’eroe, i francesi Nizza e la tecnologia militare e i brasiliani  la natureza  e la  bellezza che, come tutti sanno, va difesa armati fino ai denti.